domenica 6 aprile 2014

Sensei Balboa, ho molto da imparare




Mi sento come disperso nel deserto, solo in mezzo all'infinito, ogni direzione sembra portare fisicamente al nulla, conduce solo allo sfinimento fisico e alla rassegnazione dell'animo  Sulle dune si riaffacciano, ringalluzziti, i fantasmi mai completamente sconfitti, pronti ad assalirmi come avvoltoi. Ogni passo sembra servire solo a perdermi ancor di più
Stanco, senza una meta visibile all'orizzonte, mi siedo, le braccia abbracciano le ginocchia e la testa è china sopra di esse. Le lacrime solcano il viso e arrivano salate alle labbra.
La mia disperazione cade però inascoltata, l'autocommiserazione produce solo l'accettazione della rassegnazione. No, non accetto il ruolo di vittima.
Mi rialzo, procedo, tiro un calcio alla sabbia e vado avanti; verso dove, lo spero e lo immagino solo nella mia mente, non corro più, cammino, ma mi muovo ancora. Non sono ben consapevole del perché, ne so fin quando questa inerzia continuerà, ma mi sto muovendo. Al domani qualsiasi valutazione filosofica, per ora mi accontento di trascinarmi.

Questa settimana: solo 17 km di corsa, 3 uscite in bici e una seduta di fisioterapia. Non serve commentare
Al momento le probabilità di partecipare alla Piacenza Half Marathon sono risicate. Mi sento, francamente, perseguitato dalla sfortuna, dopo la contrattura al bicipite femorale destro, mi è accaduto un infortunio identico alla gamba sinistra; il tutto contornato e supportato da altri fastidi, lieve infiammazione del tendine di Achille, affaticamento degli adduttori. Al momento penso che si sia rotto un equilibrio e il mio corpo sia andato un po' in tilt. La bici mi sta dando una grossa mano nel mantenimento dell'efficienza aerobica, ma è comunque un ripiego.
L'uomo non può mai essere in possesso del proprio destino, al momento l'unica cosa che posso fare è, riportando la metafora di prima, continuare a muovermi e non cedere alla rassegnazione.

Il mio maestro Rocky sa sempre toccare le giuste corde:


Grazie Sensei.
Grazie a voi di aver letto le mie lagnanze
e buona settimana a tutti.

6 commenti:

  1. dissento vibratamente!
    sarebbe rocky babbeo, se esistesse, a dover riflettere dopo averti letto.
    tu sei un sanissimo e fortunato atleta che si ostina a non ascoltare il suo corpo, avendo deciso arbitrariamente che esistono delle prestazioni-limite al di sotto delle quali non si può andare senza essere frustrati.
    invece si può fare molto di più o molto di meno, sbagliando come facendo la cosa giusta!
    17 km e tre uscite in bici con te metterebbero in ginocchio la maggior parte della popolazione mondiale, per quel che conta.
    comincia ad ascoltarti e a goderti il tuo corpo, lascia perdere la retorica e i miti di cartapesta.
    con affetto e stima,
    il put

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    1. Peró non credo di star pretendendo troppo dal mio corpo o di starmi ponendo obiettivi troppo alti. Non sono un arrivista, ma amo lavorare per raggiungere qualcosa.La soddisfazione ed il buon umore possono derivare dall 'impegnarsi per uno scopo. Insomma, non sono frustrato se non riesco ad ottenere ció che mi ero prefissato, mi sento frustrato se non ho nemmeno la possibilità di prepararmi.

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  2. il tipo di fastidio che lamenti lascerebbero pensare ad un appoggio molto avanzato, magari di tallone. Oppure ad una spinta insufficiente di gluteo massimo (correlata ad una scarsa stabilizzazione imposta dal gluteo medio), con un lavoro eccessivo dei quadricipiti, che magari sfrutti troppo, inconsciamente, per l'ascendenza ciclistica.

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  3. ciao. mi è piaciuta la foto che mi ricorda come l'uomo sia ospite del mondo. La utilizzerò nel mio blog per una riflessione sul transurfing. Auguri stai in forma. attento alla dieta. Ciao mirco

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  4. ciao Mirco, ti ringrazio.
    Ho letto il tuo post ed io sono purtroppo spesso stato proprio come quella mosca che continua a sbattere contro la finestra

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  5. Ciao Elia, Io non sono un ciclista ma da quello che leggo nel tuo blog sei uno in gamba. Ti mando una storia raccontata pochi giorni ga. ciao
    Un monaco novizio non riusciva a sopportare le regole del monastero e pensava di abbandonare l'abito. Andò da Buddha e gli spiegò la situazione. Il Buddha acconsentì ma gli disse "osserva la tua mente". Il monaco ringraziò per la grande libertà concessa, ma decise di restare e cominciò ad imparare come osservare la sua mente, l'unica cosa che permette di superare gli altri. Il monaco divenne un Arahat.

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