È arrivato il momento di provare ad allenarsi con metodo.
Martedì 24 febbraio sono stato un po' torturato dal Dott. Huber Rossi del Marathon Center, presso il centro Unique di Piacenza, alla ricerca dei miei limiti attuali, dai quali partire per cercare di alzarli.
Nelle prossime settimane seguirò le tabelle stilate dal Dott. Rossi con il doppio obiettivo di arrivare pronto alla mezza maratona di Piacenza e migliorare il mio personale sui 10km su strada.
Per me, abituato da sempre ad allenarmi a sensazioni, non sará facile. Sopratutto non sará facile affidarmi al sapere di un altro. So di non sapere, ma ho anche la cattiva abitudine a far sempre di testa mia; ma se nel ciclismo questo mio modo di fare era mitigato da qualche conoscenza, nell'atletica il mio atteggiamento rischia di essere deleterio e controproducente.
Sono motivato e sicuro di me, perché so che se riesco ad allenarmi e non ho problemi fisici, qualcosa di buono lo riesco a fare.
Il test parla di uno stato di forma non ottimo ma comunque discreto, e questo dopo due mesi tribolati mi fa essere ottimista
Doveva essere la settimana in cui mi sarei riattaccato un pettorale,
ed invece anche questa volta ho dovuto rinunciare, questa volta causa influenza.
Stavo rincominciando a accatastare un po' di lavoro, ma ho subito l'ennesima battuta d'arresto.
Un paio di giorni di febbre accompagnati da una sensazione di debolezza e altri sintomi influenzali (mio solito raffreddore atomico)che si trascinano tutt'ora, mi hanno fatto decidere di rinunciare a partecipare alla Salso-Fidenza.
C'è di peggio... ma c'è anche qualcosa di meglio.
Ecco i miei 3 ultimi allenamenti, viste le condizioni di salute nulla di particolare
Prima di iniziare volevo spendere due parole sulla edizione da me scelta, ossia quella presente
nella collana "flipback. E' un libro lungo 12cm alto 8cm e profondo circa
2,5cm, che si sfoglia dal basso verso l'alto. Bello? Non proprio, preferisco il
libro tradizionale, però è comoda di sicuro, ben fatta, ed economica. Tra l'altro, trattandosi di una trilogia,chi preferisce i buon vecchi libri di carta a quelli digitali, avrà il vantaggio di tenere l'equivalente di tre volumi in un palmo della mano.
Era diverso tempo che non leggevo più un romanzo fantasy e
mi ero anche dimenticato quanto potesse essere piacevole abbandonarsi nei
vortici di un racconto di fantascienza, che proprio per sua natura non deve
rispettare alcun vincolo importato dalla realtà.
Hunger games è catalogato tra i libri per ragazzi, un po'
per la cattiva abitudine a bistrattare la cultura fantasy relegandola in un angolo, un po' perchè forse
per certi aspetti lo è, non a caso i protagonisti principali sono adolescenti.
Ma ad esempio, considerereste lo Hobbit solo un libro per bambini? Diciamo che Hunger
games è un libro che si rivolge a più livelli di lettura, di interpretazione e di
comprensione.
La storia si dipana in uno scenario post apocalittico, in
un'epoca futura non ben precisata. Disastri naturali, guerre e carestie hanno
sconvolto il mondo. La civiltà, almeno nel Nord America, è sopravvissuta sotto
la nazione di Panem. E il resto del mondo? Non se ne fa cenno. Panem ha una
capitale sfarzosa e moralmente decadente dal nome "fantasioso":
Capitol City, ed è suddivisa in 13 distretti, anzi 12 perchè uno pare essere
stato distrutto durante "i giorni bui", ossia durante una grande
rivolta che sconquassò la nazione e vide i distretti contrapporsi alla tirannica capitale. Capitol City ebbe la
meglio e affermò la sua autorità rendendo ancor più schiavi, sottomessi e
miseri i cittadini dei distretti.
Per celebrare annualmente l'anniversario della
"riappacificazione", o meglio per ricordare chi comanda, Capitol City
organizza gli Hunger Games, i Giochi della Fame, un reality show in cui una
coppia, un maschio e una femmina tra i
12 e i 18 anni, estratta a sorte da ogni distretto o offertasi volontaria, viene gettata
in una grande arena. I 24 concorrenti sono portati a lottare tra di loro finchè uno solo
sopravvive, mentre il tutto viene seguito dalle onnipresenti telecamere. Il
vincitore ottiene, oltre alla vita, ricchezze e fama.
Durante la preparazione della sessantaquattresima edizione
degli Hunger Games, nel Distretto n.12 vengono estratti Peeta Mellark e la poco
più che bambina Prim Everdeen, ma sua sorella sedicenne, nonchè protagonista
della trilogia, Katniss non può permetterlo e si offre volontaria al suo posto.
Katniss è così; forte responsabile ed orgogliosa; per anni ha sfamato la sua
famiglia cacciando di frodo nei boschi con il suo amico Gale, forse più di un
amico ma lei non lo sa ancora. Peeta è un ragazzo dolce altruista e
platonicamente innamorato di Katniss fin da bambino.
Saranno così Peeta e
Katniss a rappresentare il Distretto nel grande Show, messo in scena da Capitol
City.
Ma la voglia di vivere e di amare, lo spirito di ribellione
e la determinazione a mantenere il proprio essere, a discapito dello spettacolo
di morte e di abbrutimento o meglio di annichilimento
interiore che vogliono mettere in scena gli strateghi dello show, avranno
conseguenze che vanno oltre i confini dell'arena. I loro semi attecchiranno in una popolazione stanca di inginocchiarsi alle
prepotenze della capitale, arrabbiata per il tributo di sangue che deve versare
ogni anno e per la fame e le fatiche quotidiane. Il fuoco della rivolta è
pronto a bruciare e Katniss è la fiamma che darà origine a tutto.
Non aggiungo altro per non spifferare troppo. A me, come si è intuito il libro è piaciuto ed anche molto. E' una lettura molto facile, leggera
e scorrevole, ma non è detto che le cose belle debbano essere per forza
complicate.
La Collins accenna una certa denuncia, immaginando in modo
pessimistico un un mondo futuro danneggiato dalle scelte della popolazione contemporanea, un futuro in cui comunque l'uomo pur più progredito tecnologicamente ha
mantenuto le sue bassezze. C'è una forte contrapposizione tra un centro ricco e
splendido ma frivolo ed amorale e una periferia povera in cui vengono ancora
coltivati i veri sentimenti. Non vorrei uscire dal seminato ma mi viene in mente una
Dubai luminosa, artificiale, eccessiva e lussuosa ed una periferia in cui i costruttori di
grattaceli asiatici vivono modestamente.
Ritorna spesso il tema dell'apparire,
della finzione, di un mondo di plastica che dimentica di avere un'anima. La Collins, dipingendo Capital City,
ha ripreso i difetti, ingigantendoli, della società occidentale o
filo-occidentale contemporanea. Una sorta di caricatura. Una società amorale ed
atea nel senso non di chi non crede nell'immateriale ma nel senso che non si
pone nemmeno il problema se ci sia qualcosa oltre ad un bel paio di scarpe.
Capitol City è quindi una società materialistica e tecnocratica in cui la
massima ambizione è apparire in un festino esclusivo.
Poi, ovviamente, c'è il
discorso del reality show. D'accordo, il mondo di oggi non è ancora al punto di
godere di fronte ad uno spettacolo di morte simile a quello offerto dagli
Hunger Games, però la sofferenza interiore è spesso ricercata dai registi dei
reality show contemporanei e perchè no, assieme anche ad un minimo di disagio fisico. E
vogliamo parlare del successo di tante scene e storie macabre e dell'audience
che ogni volta suscita un caso di cronaca nera italiana? I pellegrinaggi verso
l'isola del Giglio? Gli appostamenti di centinaia di giornalisti nei luoghi di
un delitto? Quella è ancora informazione o diventa un reality macabro?
No, forse il mondo dipinto dalla Collins non è reale, ma
forse nemmeno irreale e men che meno utopico
Voglio comunque evidenziare quelli che mi sono parsi dei difetti.
Scusatemi, ma io l'epilogo l'ho trovato un po' banalotto, il terzo libro, ossia "il canto della rivolta" ha una trama un po' debole e pure l'estrema
importanza che Katniss ha in quest'ultimo è esagerata. Francamente che il
destino del mondo debba dipendere da un sedicenne mi sembra eccessivo.
Un monaco novizio non riusciva a sopportare le regole del
monastero e pensava di abbandonare l'abito. Andò da Buddha e gli spiegò la
situazione. Il Buddha acconsentì ma gli disse "osserva la tua mente".
Il monaco ringraziò per la grande libertà concessa, ma decise di restare e
cominciò ad imparare come osservare la sua mente, l'unica cosa che permette di
superare gli altri. Il monaco divenne un Arhat.
Fisicamente mi sembra di star finalmente di nuovo bene e ho iniziato ad inserire nei miei allenamenti anche qualche variazione di ritmo. Stasera (11.02) una sorta di fartlek su una strada in falsopiano a salire, 9m di dsl in 800m. Sensazioni nettamente in crescita
Ed io riparto da qui. Da qui dove? Da questa scrivania, di
qualche mese più vecchio e forse un granellino di sabbia più saggio.
E' da agosto 2014 che non scrivo più, nel frattempo non ho
ancora battuto il record mondiale di mezza maratona. Battuta patetica. No, non
prendiamoci troppo in giro, qualche miglioramento l'ho fatto: 34' e 37"
sui 10 km su strada e 1h 19' 50" nella maratonina ma non è di questo che
voglio parlare.
Un anno fa pensavo francamente di essere cambiato, ma ad
essere cambiato era forse solo lo sport praticato. Non si può basare la propria
vita solo su uno sport, o su un unico obiettivo. Mancando quello mancherebbe
tutto e non resterebbe niente per cui vivere. Avevo semplicemente ingannato me stesso scambiando il ciclismo con la corsa. Sono stufo di vivere solo in base
al "dover fare" voglio anche dare ascolto a ciò che vuole fare una
vocina interiore. Una vocina che ho sempre zittito e che francamente non ne
potrà più di me. Cambiare dentro è un percorso per alcuni lungo e tortuoso e
che non sempre conduce alla meta.
Ma io alla metà credo ancora di arrivarci e sto lottando e
addirittura sono stato capace di accettare l'idea che qualcun'altro, che non
fosse il mio ego, potesse aiutarmi.
Non credo nemmeno ora di essere cambiato ma forse so come
farlo, e non parlo chiaramente di andare a Casablanca. Di nuovo battuta
patetica.
Chiudo la parentesi psicologica, anche perchè è giusto che rimanga intima.
Anche perchè? Ma come scrivo....sembro Antonio Razzi
Torno a scrivere perchè mi mancava ma sopratutto perchè non
sopporto di lasciare le cose a metà.
Voglio ritrovare uno spazio nel quale appuntare i miei stati
d'animo e le mie esperienze. Rinnovo il proposito di non parlare solo di corsa,
anche perché su quello posso starmene bello muto, ma anche di letteratura, o meglio delle mie letture. Insomma il blog di un nerd-runner.
Quest'anno ho deciso che mi farò seguire da un preparatore.
Perchè francamente di atletica non ne capisco nulla e più cerco di capire e
meno mi pare di sapere. I ciclisti che si avvicinano alla corsa sono, imho,
sempre un po' troppo arroganti e presuntuosi. Ed io di certo lo sono stato. Vorrei provare anche a fare qualche esperienza
in pista, dopo che ho già provato la campestre, che mi è piaciuta, ma che causa
infortunio non sono riuscito più a riprovare.
Al momento, dopo due mesi di infortuni e acciacchi vari sto
ritornando lentamente alla normalità e quindi spero a brevissimo di poter riattaccare
un numero sulla schiena...ops sul petto (vecchia abitudine da ciclista)
Quindi a brevissimo.
Ecco l'allenamento di oggi: un falsopiano a scendere all'andata e a salire al ritorno. Un percorso filante su stradine di campagna deserte. Gli ultimi 5km li ho provati a fare a tutta. La differenza di ritmo non si vede perchè la stanchezza iniziava a farsi sentire e anche quel falsopiano maledetto. Comunque, non ho ceduto troppo e su questo in partenza non ci avrei giurato. Alla fine soddisfatto.
Il Louvre e la Senna dal Pont Neuf - Pissarro, 1902
"Parigi val bene una messa" è una celebre frase
attribuita ad Enrico IV, il quale divenne nel 1953, il primo Borbone re di
Francia, dopo avere fatto abiura ed aver abbracciato la fede cattolica,
voltando le spalle alle sue origini ugonotte, e come dargli torto...
E' ancora tanta l'emozione e sono ancora così vivide le
immagini di questa grande città che fatico a disporre i miei pensieri.
Cerco di iniziare dal principio. L'idea di trascorrere 3
giorni a Parigi, in concomitanza con l'arrivo in città del Tour era nata
qualche mese fa, ma mai avrei sperato di assistere alla passerella trionfale di
un italiano.
Grazie Vincenzo, non dimenticherò mai il tuo sorriso rivolto
a me ed ad un'altro gruppo di italiani festante sugli Champs-Elysee. Hai
rinverdito il mio orgoglio di Italiano.
Devo aggiungere qualcosa su Parigi? Ma come potrei? Io dico
solo che è sublime e per questo la amo. Se Roma è la caput mundi del mondo
antico, Parigi è stata la culla del mondo moderno, un luogo in cui hanno convissuto
grandi spiriti, grandi pulsioni, ideali e miserabili vicende umane . L'illuminismo
e la rèvolution con le barricate e le forche, il grande daimon di Napoleon con
le sue "N" ancora dorate ed i pittori impressionisti. Troppo ci
sarebbe da scrivere per portare l'idea di questa città così in alto, come la ho
io, tanto in alto da farla sublimare.
A Parigi ho anche corso, due giorni su tre, e credetemi,
ammetto di essermi anche un po' spinto da quanto ero stanco dalla visita alla
città
Voglio approfittarne per dare un paio di consigli a chi
potrebbe capitare di andare a Parigi e avesse voglia di portarsi in valigia le
scarpe da running. Anzi, un runner che va a Parigi DEVE portarsi le scarpe
Premetto di avere un orientamento abbastanza scarso, quindi
per me, da cattivo conoscitore della città, era importante non perdermi e trovare
un luogo in cui ci si potesse orientare a naso.
Io avevo l'hotel vicino alla chiesa della Madeleine, a due
passi da Place du Concorde. Il mio
riferimento è stata la Senna. Approfittando dei numerosi ponti, si può correre
su una riva per quanto si vuole, arrivati a metà si attraversa il ponte e si
inverte la marcia sull'altra riva. In questo modo si godono viste stupende, lo scorrere dell'acqua è rilassante e non si perde mai l'orientamento.
Io ad esempio, il primo giorno ho
attraversato Place du Concorde, ho passato il ponte omonimo e sono arrivato
sulla Rive Gauche, da li sono sceso su un percorso pedonale che costeggia la
riva della Senna in direzione della ile de la Cité, l'isola su cui sorge Notre
Dame, ho attraversato l'isola, arrivando sulla sponda destra del fiume. Da lì
ho invertito la marcia, ritornando verso la Piazza della Concordia. Si ha modo,
se si attraversa la strada, di fiancheggiare il museo del Louvre, entrare per
salutare la piramide di vetro e, procedendo nella nostra direzione si arriva
alla partenza attraversando i giardini delle Touileries. Da qui si può
procedere verso l'Arco di Trionfo. A me è stato impedito perchè gli Champs
Elysee erano chiusi dati i preparativi per l'arrivo del Tour.
Il secondo giorno ho arricchito questo itinerario con un
giro del giardino del Lussemburgo. Una volta arrivati all'altezza dell'isola
della città, al posto di svoltare sul ponte per raggiungere Notre Dame si gira
a destra e si prosegue fino ad incontrare i giardini (magari si chiede anche
una indicazione come ha fatto il sottoscritto :-)).
Purtroppo non ho avuto modo di correre nei grandi parchi
della città, come il Bois du Bologne, ma li ho attraversati con la bici del
bike sharing cittadino e pullulava di runner.
Per prendere spunto per i percorsi ho trovato molto utile
questo indirizzo.
Per spostarsi verso i luoghi scelti, la metropolitana è una garanzia, ma anche affidarsi a velib, il servizio di biciclette pubbliche, potrebbe essere comodo e sicuramente più divertente. Si paga 1.70€ al giorno di tassa di iscrizione e la prima mezz'ora è gratis; quindi se si ha l'accortezza di cambiare bici ogni mezz'ora, presso le stazioni apposite, si viaggi gratuitamente. Se la stazione è piena, la colonnina ti indica quella più vicina con posti ancora disponibili e ti da 15 minuti di bonus. L'unico inconveniente sta nel fatto che ci sono orari in cui o si trovano tutte le stazioni piene o tutte vuote, quindi si rischia di girare senza meta in cerca di un posto dove depositare la bici. Prima di prendere la bici è meglio assicurarsi che sia a posto, ruote gonfie, catena al suo posto ecc ecc. Il sellino girato al contrario è un segnale convenzionale usato per indicare che la bici è fuori servizio. Direi che in generale è un servizio comodissimo e permette di visitare la città in modo rapido e creandosi una visione d'insieme, peccato che, come detto, abbia alcune pecche.
Quando si corre in una città così grande e trafficata, senza
conoscerla, ogni pensiero sull'allenamento passa in secondo piano, bisogna solo
aprire gli occhi e l'anima al magnifico.
“Respirare Parigi, conserva l’anima”(Victor Hugo)
Place de Vosges, per me l'angolo più bello di Parigi